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"IL RAGAZZO NUOVO" di Tracy Chevalier, Rizzoli editore.

23/06/2017

 

L’Otello di Tracy Chevalier. Un progetto internazionale in cui celebri autori contemporanei riscrivono le opere piu' amate di William Shakespeare.E' quasi estate, la scuola sta per finire. Ma per Osei Kokote, tredici anni, figlio di un diplomatico ghanese, e' il primo giorno in un nuovo istituto, nell’ennesima citta' in cui si trova circondato da visi sconosciuti. Stavolta i suoi compagni sono solo ragazzini bianchi. E quando Osei mette piede nel cortile, quel mattino, con gli alunni tutti in fila, in attesa che la campanella dia inizio alle lezioni, per un attimo a muovere l’aria sono soltanto le domande sussurrate a mezza bocca e le occhiate diffidenti. Per sua fortuna trovera' presto un’alleata in Dee, la ragazzina piu' popolare della scuola, la biondina che tutti vorrebbero come amica. Tracy Chevalier, maestra della narrazione storica, ha scelto di ambientare un nuovo Otello nell’America degli anni Settanta, all’interno del cortile di una scuola periferica di Washington DC, dove i ragazzini si fidanzano all’intervallo e si lasciano all’ora di pranzo. Dove i loro gesti e giochi lasciano gia' trasparire gli insidiosi pregiudizi degli adulti. Tutto, in questo romanzo tragico, si svolge nell’arco di un solo giorno. Che sembra poco, ma non lo e', per raccontare come la gelosia, le prevaricazioni e il tradimento possono comodamente stritolare un gruppo di amici e lasciare noi, sul finire del pomeriggio, ancora increduli e spaventati.

"TUTTO CIO' CHE TI APPARTIENE" di Garth Greenwell, Mondadori editore

17/06/2017

 

Un romanzo che ci guida nel cuore dell'ossessione, dell'amore e della paura. Uno stile candido e preciso, pur trattando temi difficili ancora oggi. Quando l'amore è tra uomini ancora tante remore ci sono, ma Greenwell ci fa andare oltre, superando le voci dei personaggi e immaginando che i sentimenti e le storie di sentimento, anche malate non hanno distinzione di sesso. In un giorno d'autunno stranamente fuori stagione, un giovane americano, arrivato in Bulgaria per insegnare inglese, entra nei bagni del Palazzo della Cultura a Sofia e incontra Mitko. Alto, magro, con un taglio di capelli militare e un'ostentata aria mascolina, vagamente criminale, di quelle che vanno di moda tra certi giovani uomini dell'Est. Mitko per vivere fa ogni tipo di affari e non esita ad accettare soldi in cambio di qualche ora di sesso. Come a volte capita nelle nostre vite, un incontro accidentale si rivela presto fatidico... La scoperta della geografia e delle pene della Bulgaria coincide con la scoperta della storia personale di Mitko, del suo sfruttamento, la poverta' e la malattia, ma anche della sua capacita' di mentire e di manipolare chi ama. Garth Greenwell ha un talento che raramente si incontra in un romanzo d'esordio. La sua scrittura e' precisa e carica di una forza sconvolgente, ha una conoscenza dell'animo umano che lo assiste in ogni momento e lo rende capace di scendere negli abissi più attraenti e vergognosi dei nostri desideri senza mai dimenticare la grazia e la struggente generosita' che accompagnano i nostri amori disgraziati, quelli inevitabili. Commovente, duro e bellissimo.

"IO NON MI CHIAMO MIRIAM" di Majgull Axelsson, Iperborea edizioni

15/06/2017

 

Sara' che Miryam si chiamava la mia mamma e questo libro mi ha chiamato, con ragione, intenso, profondo, forte e limpido. Mi sono commossa e mi ci sono ritrovata, quanto e' difficile la vita e le sue regole. Per noi sembra difficile a volte reggere, ma per questa Miriam molto, ma molto di piu', pensiamo e riflettiamo prima di giudicare. «Io non mi chiamo Miriam», dice di colpo un’elegante signora svedese il giorno del suo ottantacinquesimo compleanno, di fronte al bracciale con il nome inciso che le regala la famiglia. Quella che le sfugge e' una verita' tenuta nascosta per settant’anni, ma che ora sente il bisogno e il dovere di confessare alla sua giovane nipote: la storia di una ragazzina rom di nome Malika che sopravvisse ai campi di concentramento fingendosi ebrea, infilando i vestiti di una coetanea morta durante il viaggio da Auschwitz a Ravensbrück. Cosi' Malika divento' Miriam, e per paura di essere esclusa, abbandonata a se stessa, o per un disperato desiderio di appartenenza continuo' sempre a mentire, anche quando fu accolta calorosamente nella Svezia del dopoguerra, dove i rom, malgrado tutto, erano ancora perseguitati. Dando voce e corpo a una donna non ebrea che ha vissuto sulla propria pelle l’Olocausto, Majgull Axelsson affronta con rara delicatezza e profonda empatia uno dei capitoli piu' dolorosi della storia d’Europa e il destino poco noto del fiero popolo rom, che oso' ribellarsi con ogni mezzo alle SS di Auschwitz. Io non mi chiamo Miriam parla ai nostri giorni di crescente sospetto verso l’«altro» interrogandosi sull’identità – etnica, culturale, ma soprattutto personale – e riuscendo a trasmettere la paura e la forza di una persona sola al mondo, costretta nel lager come per il resto della vita a tacere, fingere e stare all’erta, a soppesare ogni sguardo senza mai potersi fidare di nessuno, a soffocare i ricordi, i rimorsi, il dolore per gli affetti perduti: «Non si puo' dire tutto! Non se si e' della razza sbagliata e si ha vissuto sulla propria pelle l’intero secolo.»